Il 25 giugno 2006, con partenza alle ore 08.00 dal Piazzale Casa Rossa di Gorizia, l’Associazione Isonzo inizia un’indimenticabile giornata dedicata ad alcune località che furono tra le protagoniste e mute spettatrici della disfatta di Caporetto o XII Battaglia dell’Isonzo: Bovec (in italiano Plezzo; in tedesco Flitsch), monte Ravelnik, Kobarid (in italiano Caporetto).
Alle ore 10.00 arriviamo a Bovec, cittadina della Slovenia a metri 483 s.l.m., sovrastata dall’epico monte Rombon e situata sul versante destro dell’alta valle dell’Isonzo, nonché centro nevralgico dell’attacco austro-tedesco del 24 ottobre 1917 contro le linee e le retrovie italiane che qui si trovavano.
Dopo una breve pausa, ci rechiamo a visitare il museo privato dell’infaticabile ed entusiasta amico “recuperante” Ivan Ivancič, il quale, con la sua pluriennale passione per la ricerca di reperti della grande guerra, per oltre due ore, illustra ai presenti (foto n° 1 e 2) la storia di Plezzo durante la prima guerra mondiale, nonchè i preziosi reperti militari da lui stesso ritrovati in tanti anni di ricerche sulle vicine montagne e anche ultimamente in compagnia del suo inseparabile e fedele cane lupo . Tra tutti gli innumerevoli oggetti (foto n° 3) appartenenti alla vasta collezione Ivancič, possiamo osservare che alcuni ripercorrono in modo emblematico i tragici eventi di quella mattina del 24 ottobre del 1917, come ad esempio uno dei rari proiettori-lanciabombe tedeschi (simile al proiettore inglese Livens) che fu usato nel fondovalle per scagliare contro la Brigata Friuli (87° ed 88° Reggimento) micidiali bombe caricate a gas. Dopo i ringraziamenti e le foto di rito (foto n° 4), memori di ciò che abbiamo appreso dalla collezione Ivancič, ci rechiamo in visita alla vicina collina del Ravelnik.
Una discreta strada carrozzabile accompagna la riva destra del fiume Koritnica e contorna all’inizio della piana un cimitero di guerra (che abbiamo ossequiosamente visitato) e la stessa collina del Ravelnik (metri 519 s.l.m.), sovrastata dal monte Svinjak (foto n°7), punto cruciale dell’artiglieria austro-ungarica, con a destra il Rombon-Čukla e a sinistra lo Javoršček, monti che circondavano le posizioni italiane di Plezzo. Proprio dal Monte Ravelnik, estrema linea avanzata degli austriaci, si scatenò l’attacco decisivo alle posizioni italiane, poste immediatamente ad est di Plezzo. Nell’azione di Plezzo iniziata alle ore 2 del mattino del 24 ottobre 1917, il battaglione lanciagas tedesco, posizionato a sud del monte Ravelnik, lanciò, simultaneamente tramite accensione elettrica, con i proiettori-lanciabombe (come l’esemplare osservato in precedenza nella collezione Ivancič) novecento granate caricate a gas (arsine e fosgene), che uccisero da 600 a 800 uomini della Brigata Friuli senza che questi poveri soldati potessero rendersi conto di quello che stava accadendo. Attualmente la collina è stata sapientemente resa fruibile al turista dall’Associazione 13-13 (foto n° 5-6) tramite ristrutturazione di osservatori, camminamenti, trincee e ricostruzione di alcuni baraccamenti austriaci e con l’apposizione di adeguati cartelli illustrativi plurilingui.
Terminata la visita e dopo un lauto e delizioso ristoro in un locale della zona, ci siamo recati nella nota località di Kobarid (Caporetto) a visitare l’interessante museo “Kobariški Muzej” (foto n° 8), ospiti degli infaticabili operatori di questa stupenda struttura, che tra filmati, documenti cartacei e un’innumerevole quantità di cimeli militari austro-tedeschi e italiani, ripercorre quella tragica e concitata mattina del 24 ottobre 1917 sull’alta valle dell’Isonzo in cui una valanga di fuoco si abbattè sulle prime linee italiane. L’attacco a sorpresa e la fulminea avanzata sconvolsero le retrovie e una rapida concatenazione di eventi portò successivamente il fronte in un punto in cui nessuno (né i comandi tedeschi e austriaci, né tanto meno quelli italiani), avrebbe mai pensato di arrivare nel volgere di pochi giorni: il Piave. La rotta travolse per sempre le carriere di alcuni generali italiani, fra tutti il generale Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e il generale Capello, comandante della 2ª Armata, “vilmente arresasi senza combattere”, per dirla con il famoso e impietoso bollettino del Comando Supremo firmato dallo stesso Cadorna, ma soprattutto travolse la vita di migliaia di poveri soldati, che in quelle diacce piogge autunnali avevano raggiunto il limite di ogni umana sopportazione. Alla fine la XII Battaglia dell’Isonzo ci era costata circa 10.000 morti, 30.000 feriti, 300.000 prigionieri, 350.000 sbandati, 3.152 cannoni, 1732 bombarde e 5.000 mitragliatrici.
Terminata la visita al museo, sono seguite alcune riflessioni e scambi di opinioni tra il suo direttore sig. Cimprič e i nostri soci. Infine con un rinfresco gentilmente offerto dalla direzione del “Kobariški Muzej”, verso le 18.00 si è conclusa la nostra gita a Kobarid, località circondata da montagne che per sempre ci ammoniranno, ma soprattutto ci obbligheranno al ricordo di quelle sanguinose battaglie che qui si svolsero e di tutti quegli uomini di varie nazionalità ed etnie che qui combatterono e mai più fecero ritorno all’agognata casa.
Ringraziamo per la gentile collaborazione la direzione del Kobariški Muzej e l’amico Ivan Ivancič, nonché tutti i partecipanti (simpatizzanti e soci) che hanno consentito la buona riuscita della gita.
Stefano Zucchiatti