EROI GORIZIANI

Anche quest’anno l’associazione “Isonzo” ha partecipato con proprio stand promozionale a “E’storia”, la grande e riuscita kermesse culturale goriziana organizzata dal 16 al 18 maggio dalla omonima associazione culturale e dalla casa editrice LEG di Gorizia. La presente edizione era incentrata sul tema degli eroi e dell’eroismo (non necessariamente militare) nell’opera umana, tema dibattuto a tutto campo nel ciclo di conferenze e lezioni ospitate nei grandi tendoni allestiti all’ombra dei secolari ippocastani e platani dei giardini pubblici di Corso Verdi. Mentre un numeroso e particolarmente attento pubblico seguiva le relazioni tenute da illustri storici e saggisti, moltissimi altri visitatori affollavano gli stands dedicati all’editoria storiografica e alle varie associazioni locali che operano in ambito culturale.

Anche noi abbiamo sentito il bisogno di ancorarci al tema proposto in questa edizione e, fedeli alla scelta di privilegiare la ricerca storico-militare in ambito locale, abbiamo presentato nella nostra nicchia espositiva tre brevi schede biografiche relative ad altrettanti personaggi, militari di epoche diverse, accomunati dal legame con il territorio goriziano e dal fatto di essere stati insigniti con la massima onorificenza al valore per le imprese compiute.Le proponiamo su questo nostro sito, così come sono state esposte al pubblico in quei tre giorni di festa culturale.

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ANDREJ BARON ČEHOVIN (Branica, 1810 – Baden, 1855)

Cavaliere dell’Ordine Militare di Maria Teresa Medaglia d’oro al Valore Medaglia d’argento al Valore

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Andrej Čehovin (Andreas Zhehovini nella grafìa tedesca), figlio di un piccolo possidente terriero, nasce nel 1810 a Branizza di Santa Croce, entroterra Goriziano del Vipacco. Intraprende la carriera militare come sottufficiale nell’imperial-regio corpo dell’artiglieria. Nel 1848 prende parte alla campagna austro-piemontese con l’armata del feldmaresciallo Radetzky e il 29 maggio nella battaglia di Montanara si guadagna la medaglia d’argento al valore. Il successivo 25 luglio, nella battaglia di Custoza, si distingue ulteriormente al comando di una batteria, venendo ricompensato dallo stesso Radetzky con la medaglia d’oro al valore. Segue di lì a poco anche una promozione a sottotenente per meriti di guerra e l’anno successivo, con la ripresa delle ostilità da parte del regno sardo, Andrej Čehovin partecipa come comandante di batteria alle battaglie di Mortara e Novara del 21 e 23 marzo. Nei combattimenti presso Olengo, la mezza batteria (tre pezzi da campagna) al suo diretto comando, schierata su un fronte di seicento metri, viene martellata dal tiro di sedici cannoni avversari di grosso calibro. Un cannone viene subito centrato in pieno e la riservetta munizioni esplode uccidendo un servente e tre cavalli, mentre altri sette artiglieri restano gravemente feriti. Nonostante queste perdite Čehovin, non solo tiene testa con i restanti due cannoni, ma, scorta una manovra del nemico mirante all’attacco, si dirige con essi al trotto verso la massa avanzante e apre quindi un ben mirato fuoco con cartocci a mitraglia, scompaginandone le formazioni. Sui suoi pezzi si concentra subito il fuoco dell’artiglieria sarda e un secondo cannone di Čehovin viene messo fuori combattimento, mentre due serventi e un cavallo rimangono feriti. Con l’unico pezzo rimasto ancora efficiente, l’intrepido ufficiale resiste ai rinnovati assalti fintanto che non sopraggiungono i rinforzi. Nel frattempo i suoi artiglieri superstiti rimettono rapidamente in efficienza i cannoni danneggiati e Čehovin riprende a far di nuovo fuoco con tutti e tre i pezzi a disposizione. La battaglia di Novara decide le sorti della guerra a favore dell’Austria.

L’anno successivo, promosso tenente, riceve dalle mani dell’imperatore la suprema onorificenza militare della Monarchia, l’Ordine Militare di Maria Teresa, con la concessione del titolo baronale.

Il capitano barone Andrej Čehovin muore di malattia il 10 settembre 1855 a Baden presso Vienna e viene ricordato nella storia militare austriaca come uno dei suoi più valorosi soldati nelle guerre dell’Ottocento.

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SOTTOTENENTE AURELIO BARUZZI (Lugo di Romagna, 1897 – Roma, 1985) Cittadino Onorario di Gorizia.

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Medaglia d’Oro al Valor Militare Due Medaglie di Bronzo al Valor Militare Croce di Guerra al Valor Militare

Aurelio Baruzzi, figlio di artigiani, nasce a Lugo di Romagna il 9 gennaio 1897 e alla conclusione degli studi si arruola volontario, nel febbraio 1915, nel corso allievi ufficiali di complemento della fanteria. Consegue la promozione a sottotenente e viene destinato al 28° reggimento della Brigata “Pavia”. Già nel dicembre dello stesso anno ottiene la prima Medaglia di Bronzo per aver attraversato con grande ardimento un varco aperto nei reticolati austriaci del Podgora, mettendo per primo piede in una trincea avversaria. All’inizio della battaglia di Gorizia, nell’agosto 1916, il giovane sottotenente comanda un reparto di bombardieri a mano e il giorno otto compie quella brillante azione al sottopassaggio ferroviario di Piedimonte che oggi porta il suo nome e issa sul tetto della stazione ferroviaria il primo Tricolore di Gorizia. Il 4 settembre 1916 il Re Vittorio Emanuele gli concede “motu proprio” la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: “Comandante di un reparto bombardieri a mano, si slanciava per primo in un camminamento austriaco, catturandovi uomini e materiale. Due giorni dopo, accompagnato da soli quattro uomini, irrompeva in un sottopassaggio della ferrovia preparato a difesa, contro il quale si erano spuntati gli attacchi di due giorni precedenti, intimando audacemente la resa a ben 200 uomini, che venivano catturati unitamente a due cannoni e ricco bottino di armi e materiali. Più tardi, partecipava al passaggio a guado dell’Isonzo, si spingeva in Gorizia e nella stazione innalzava la prima bandiera italiana. Gorizia, 6 – 8 agosto 1916.”

La consegna della Medaglia d’Oro, per mani del Duca d’Aosta, Comandante della Terza Armata, avviene il successivo 11 settembre al campo di aviazione di Medeuzza, alla presenza delle più alte Autorità militari e di una rappresentanza delle truppe che avevano preso parte alla battaglia di Gorizia. Dopo una breve permanenza in linea negli acquitrini della Vertoibizza, a est di Gorizia, Baruzzi viene promosso tenente e passa nel neo-costituito Corpo degli Arditi con il quale combatte sull’Altipiano di Asiago e nella Battaglia del Solstizio sul Piave, nel corso della quale, il 19 giugno 1918 – lo stesso giorno in cui fu abbattuto sul Montello il suo concittadino Francesco Baracca, l’Asso degli Assi - in una temeraria azione che gli vale la seconda medaglia di bronzo, viene fatto prigioniero. Alla prigionia non si rassegna e l’indomito giovane ufficiale, prima di liberarsi, colleziona ben tre tentativi di fuga. Al termine del conflitto Baruzzi passa in servizio permanente effettivo per meriti di guerra e raggiunge in seguito il grado di generale. Nel 1926, decimo anniversario della sua memorabile impresa, l’Amministrazione Comunale gli conferisce la cittadinanza onoraria di Gorizia, città che egli continuerà ad amare e onorare ogni anno della sua presenza nelle celebrazioni dell’8 Agosto, fintanto che l’età e la salute glielo consentiranno. Si spegne a Roma il 4 marzo 1985, all’età di ottantotto anni.

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SOTTOTENENTE PIETRO COLOBINI (Gorizia, 1914 – Mali Spadarit, fronte greco-albanese, 1941)

Medaglia d’Oro al Valor Militare Croce di Guerra al Valor Militare

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Pietro Colobini nasce a Gorizia nel 1914, dove compie gli studi elementari e medi e si diploma ragioniere. Nel 1936 si iscrive all’Università di Trieste presso la Facoltà di Scienze economiche e commerciali. Trova nel contempo impiego al Municipio di Gorizia, ma alla vigilia della seconda guerra mondiale abbandona posto e studi per arruolarsi negli Alpini. Inviato al Corso Allievi Ufficiali di Bassano del Grappa, nel gennaio 1940 viene nominato sottotenente di complemento e destinato al 7° reggimento Alpini. Trattenuto in servizio col battaglione “Feltre”, partecipa dall’11 giugno ad alcune importanti operazioni di guerra sul fronte alpino occidentale. Rientrato al deposito dopo l’armistizio con la Francia, nel novembre dello stesso anno parte col battaglione mobilitato per l’Albania, in un momento critico per le armi italiane, mentre è in corso l’operazione di ripiegamento e contenimento della pressione avversaria. Il 13 febbraio 1941, grazie al proprio coraggio, si guadagna sul campo una Croce di Guerra al Valor Militare per aver guidato l’assalto e la conquista di una ben munita postazione avversaria. Cade alla testa dei suoi Alpini sul Monte Spadarit, nella nebbiosa mattina del 10 marzo 1941, a pochi metri dalla vetta, difesa da tre ordini di reticolati e dai soldati greci ben trincerati e decisi, riuscendo ad aprire ad altri la via della conquista. Per questa azione gli viene conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

“Comandante di plotone fucilieri, malgrado forti perdite, guidava il reparto all’attacco di munita posizione, con indomito spirito aggressivo. Giunto in prossimità delle posizioni nemiche, preparava i suoi uomini all’assalto finale incitandoli a serrarsi intorno a lui e slanciandosi avanti per l’ultimo balzo, intonava un canto guerriero. Davanti ai reticolati, ancora intatti, nell’ordinare ai suoi alpini di svellerne i picchetti – non molto solidi – con le mani, dandone esempio, rimaneva gravemente ferito una prima volta. Si aggrappava allora ai reticolati e continuando ad incitare i suoi uomini, lanciava invettive contro il nemico riparato nelle trincee, invitandolo a combattere all’aperto, finché colpito una seconda volta mortalmente, riusciva ancora a gridare all’avversario che la vittoria era ormai dei suoi alpini. Mali Spadarit (Fronte greco), 10 marzo 1941”.

Il 5 novembre 1941 l’Università di Trieste gli conferisce la laurea “ad Honorem” alla memoria.

Il 20 maggio 1962 i suoi resti mortali vengono inumati nel Sacrario del Cimitero Centrale di Gorizia. La sezione di Gorizia dell’Associazione Nazionale Alpini porta il suo nome.

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“.... Gli eroi si accettano o si rifiutano,

non si spiegano;

e per conto nostro

ci ostineremo sempre a non rifiutarli.”

Eugenio Montale

sul CORRIERE DELLA SERA del 1° aprile 1950

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vedi anche la seguente attività correlata:

E' STORIA