GORIZIA 1916 - 2006. NOVANT'ANNI DOPO Nella ricorrenza del 90° anniversario della battaglia di Gorizia, la nostra Associazione ha pensato di dare il proprio contributo attraverso la realizzazione di due iniziative: la “vetrina” presente nel nostro sito, con rappresentazioni di cartoline, decorazioni e fregi da berretto relativi ad alcune delle unità direttamente coinvolte nei combattimenti e l’incontro del 2 agosto alle ore 21 presso la Biblioteca Statale Isontina (Gorizia, via Mameli n°12), in cui i nostri soci Sergio Chersovani e Andrea Spanghero commenteranno una selezione di immagini fotografiche tratte dal libro “La battaglia di Gorizia” edito per questa ricorrenza dalla Libreria Editrice Goriziana. {{:varie:0.jpg|:0.jpg}} 8-9 AGOSTO 1916: LE TRUPPE ITALIANE ENTRANO A GORIZIA. La presa di Gorizia ebbe ampia risonanza nell’opinione pubblica italiana, “affamata” di risultati incoraggianti e fu salutata dalla stampa nazionale e alleata come la prima grande e vera conquista dopo che per un anno erano state prese solo “quote” carsiche od ordini di trincee per poche decine o centinaia di metri al prezzo di inenarrabili sacrifici in termini di vite umane. Sulla base delle esperienze acquisite sul terreno e traendo ammaestramento di quelle francesi sul fronte occidentale, dopo un anno di sanguinose e vane battaglie, si modificò la tattica di combattimento. Si impiegarono nuove armi come la bombarda, per spianare i reticolati, ma soprattutto si ricorse ad una fortissima concentrazione di pezzi d’artiglieria di tutti i calibri ed anche di uomini. L’allestimento di questa imponente “macchina da guerra”, in gran parte trasferita dal fronte trentino, avvenne rapidamente e in gran segreto senza che l’avversario nulla avesse a sospettare: si era da poco esaurita l’offensiva austro-ungarica sugli Altipiani e i due contendenti ne erano usciti molto provati. L’Alto Comando austro-ungarico, infatti, non riteneva possibile che gli italiani potessero passare all’offensiva in tempi brevi, né tanto meno con la potenza che poi avrebbero dispiegato. Condividendo questa convinzione il generale Erwin Zeidler, comandante della 58ª Divisione a.u. schierata a difesa della testa di ponte di Gorizia, si era tranquillamente concesso qualche giorno di licenza, allorché, il 6 agosto, le artiglierie italiane aprirono un fuoco infernale con tutti i calibri a disposizione: caddero il Sabotino e il San Michele, baluardi ritenuti imprendibili fino a quel momento e cadde anche il Podgora. A quel punto agli austro-ungarici, per non correre il rischio di trovarsi rinchiusi in una sacca, non restò che ritirarsi sulla seconda linea che avevano già predisposto sulle prime alture a est di Gorizia, lasciando la città agli italiani. {{:varie:1.jpg|:1.jpg}} Immagine fotografica del panorama di Gorizia, dominata dal castello con accanto colui che l’ha conquistata: il soldato italiano col tricolore. Il compito delle cartoline era quello di illustrare con immediatezza ed efficacia, costituendo un valido veicolo d’informazione anche per tutti coloro che erano analfabeti. {{:varie:0002.jpg|:0002.jpg}} L’allegoria della Vittoria è rappresentata dal tricolore italiano su cui campeggia la classica veduta del castello che sovrasta le case della piazza. Accanto ai simboli dell’ antica contea (leone rampante in campo azzurro accanto alle bande bianco-rosso dei feudi aquileiesi) e del comune (le tre torri che derivano dall’antico sigillo trecentesco), si staglia l’aquila sabauda a simboleggiare la definitiva unione {{:varie:003.jpg|:003.jpg}} Simile alla precedente, anche in questo caso il tema trattato è la “redenzione”, il ricongiungimento alla madreapatria. In realtà i conti di Gorizia furono sempre fedeli alla Casa d’Austria, tanto che quando nel 1500 morì Leonardo, l’ultimo della dinastia rimasto senza eredi maschi, per accordi precedentemente presi, la contea passò agli Asburgo, nei possedimenti dei quali rimase fino al 1918, salvo le brevi parentesi veneziana, napoleonica e della conquista italiana dell’agosto 1916. {{:varie:004.jpg|:004.jpg}} Cartolina che riproduce la celebre copertina de “La Domenica del Corriere”, disegnata da Achille Beltrame: in questo caso la tematica è cambiata da “redenzione” a “Gorizia italiana”. {{:varie:005.jpg|:005.jpg}} Storica fotografia dell’ingresso ufficiale delle truppe italiane in Piazza Grande, successivamente denominata “Piazza della Vittoria”, come ancor oggi si chiama. E’ molto probabile che Achille Beltrame si sia ispirato proprio a questa immagine per poi disegnare la leggendaria copertina per “La Domenica del Corriere”. {{:varie:006_recto.jpg|:006_recto.jpg}} {{:varie:006_verso.jpg|:006_verso.jpg}} Croce commemorativa della Terza Armata italiana realizzata dalla ditta Stefano Johnson di Milano nel 1919. Prodotta in metallo e smalto bianco nella misura mm.50 x 34, reca al centro il leone marciano a ricordo della difesa di Venezia dalla fine del 1917 fino al termine della guerra. Il nastro all’appicagnolo presenta il tricolore ai bordi ed il colore blu Savoia al centro, particolare che insieme alla corona ducale che sormonta la croce, intende onorare il comandante: Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto di Savoia duca d’Aosta. All’epoca della Sesta battaglia dell’Isonzo la Terza Armata era schierata da Plava al mare e le sue truppe ebbero il merito della conquista del Monte San Michele (XI Corpo d’Armata), del Monte Sabotino, del Podgora e della città di Gorizia ad opera del VI Corpo d’Armata comandato dal generale Capello. {{:varie:007_recto.jpg|:007_recto.jpg}} {{:varie:007_verso.jpg|:007_verso.jpg}} Croce commemorativa in bronzo del VI Corpo d’Armata o Croce di Gorizia. Nelle dimensioni di mm.35 x 35 e appicagnolo con nastro bianco-azzurro, venne prodotta dalla S. Johnson nel primo dopoguerra per essere distribuita ai partecipanti alla battaglia di Gorizia e alla sua conquista dell’8 agosto 1916, come riportato sui bracci della decorazione. Nel disco centrale è riprodotto il sigillo del Comune, risalente al 1307, che raffigura il castello con le alte torri e le case del borgo cinte da mura. Sulla sinistra è visibile l’arma dei conti di Gorizia col leone rampante e le bande orizzontali a simboleggiare i feudi aquileiesi. Al verso della decorazione sono riportate le rime che D’Annunzio scrisse per esaltare l’impresa delle armi italiane che in soli quaranta minuti conquistarono il Monte Sabotino, potente baluardo del campo trincerato di Gorizia che aveva sempre resistito a continui e ripetuti assalti fino dall’inizio del conflitto. {{:varie:008_recto.jpg|:008_recto.jpg}} {{:varie:008_verso.jpg|:008_verso.jpg}} Medaglia in argento (gr.19, diam. mm. 35) commemorativa della 12ª Divisione e della presa di Gorizia. Disegnata da E. Castellucci e incisa dalla S. Johnson di Milano, rappresenta una figura virile ignuda che regge con la mano destra la Vittoria alata e con la sinistra trattiene un cavallo alato scalpitante. Al verso un’aquila ad ali spiegate artiglia una corona d’alloro entro cui campeggiano le unità appartenenti alla divisione; in basso lo scudo con lo stemma coronato del comune reca la scritta “Gorizia italiana”. La 12ª divisione, schierata tra la piana di Lucinico ed il Podgora, era comandata dal generale Fortunato Marazzi, militare e scrittore di prim’ordine e contemporaneamente deputato al parlamento! Le sue truppe furono le prime ad entrare in città l’8 agosto ove per mano del sottotenente Aurelio Baruzzi della Brigata Pavia issarono il primo Tricolore. {{:varie:009.jpg|:009.jpg}} Cartolina celebrativa della brigata Casale (11° e 12° reggimento fanteria). La brigata, composta prevalentemente da fanti romagnoli, si trovava sul Monte Calvario fin dall’inizio del conflitto, tanto che i suoi uomini venivano chiamati in gergo “i gialli del Calvario”, dal colore delle mostrine che portavano al bavero della giubba. Durante la Sesta battaglia la brigata riuscì a conquistare la quota 240 del Podgora, scese poi all’Isonzo che guadò per prima con le avanguardie della brigata Pavia, assieme alla quale costituì la prima testa di ponte sulla riva sinistra del fiume. {{:varie:010.jpg|:010.jpg}} Cartolina austriaca del 1915 con una fantasiosa ricostruzione in “arte popolare” della battaglia alla testa di ponte. Oltre l’Isonzo, il Calvario con le Tre Croci e il paese di Podgora (Piedimonte) in fiamme. {{:varie:011.jpg|:011.jpg}} Distintivo a spilla per berretto (Kappenabzeichen), con il quale usavano fregiarsi i combattenti dell’Isonzoarmee, la 5ª Armata austro-ungarica comandata da Boroević e schierata dal mare alle Alpi Giulie. Inciso da G. Hermann verso la fine del 1915, è forse il più celebre tra tutti quelli concernenti la guerra italo-austriaca e come molti altri del suo genere sintetizza in una minuscola scena d’azione simbolismo e realtà. L’immagine rappresenta l’accanita resistenza opposta dalle truppe austro-ungariche sul Monte San Michele, poiché si osserva a sinistra - in basso - il corso dell’Isonzo che procede verso il profilo lontano della città di Gorizia con il castello. Dietro ad essa i lineamenti del San Gabriele e del Monte Nero (Krn), sopra i quali un aereo nemico viene fatto oggetto di tiri della contraerea. All’esergo, la legenda ISONZO-ARMEE e sotto ad essa, tra due serti di alloro, l’anno 1915. Alla sinistra di questa lo stemma araldico dello stato austriaco (Impero d’Austria) e alla sua destra quello del Regno d’Ungheria. Il distintivo non aveva carattere di requisito uniformologico, ma veniva prodotto e venduto privatamente come "gadget" a beneficio delle vedove e degli orfani dell’Isonzoarmee. Era stampato a pressa sia in lamierino d’ottone, sia in lega di zinco-antimonio, che d’argento (punzone in basso a destra) e in due misure: 28 x 44 mm la grande e 20 x 30 quella piccola. Sul verso, una spilla verticale a fermaglio serviva a trattenerlo sul paraorecchi ripiegato del berretto da campo (lato sinistro). {{:varie:012.jpg|:012.jpg}} Cartolina per la posta militare in franchigia emessa a cura dell’Isonzoarmee, riproducente in stampa litografica e in grandezza naturale il celebre distintivo da berretto. E’ viaggiata con la stampiglia di un posto di ristoro per combattenti gestito a Gorizia dalla Croce Rossa austriaca e annullata con il bollo dell’ufficio di posta da campo n° 320, attribuito dal maggio 1915 all’ottobre 1916 alla 58ª divisione di fanteria austro-ungarica, il cui comando, unitamente all’ufficio di posta da campo n° 320, era ubicato nel palazzo di Giustizia di Gorizia fino all’8 agosto 1916. {{:varie:016.jpg|:016.jpg}} Cartolina austriaca per la posta militare in franchigia emessa a cura del 23° reggimento Schützen (Landwehr fino al gennaio 1917) della Dalmazia, reclutato nel distretto di Sebenico (Šibenik). Riproduce il distintivo reggimentale da berretto con le tre teste coronate di leopardo dello stemma araldico di Dalmazia e le località in cui il reggimento ha valorosamente combattuto: Zajčica (Serbia, 1914), Gorizia (1915-1916). Vedi la riproduzione di una variante, prodotta successivamente a questo modello, nel nostro precedente inserto dal titolo TESTIMONIANZE DISSEPOLTE DI UN ESERCITO MULTIETNICO. {{:varie:015.jpg|:015.jpg}} Cartolina per la posta militare in franchigia emessa a cura del 30° reggimento di fanteria austro-ungarico reclutato nel distretto di Leopoli, in Galizia. Riproduce il distintivo da berretto con il ponte di Salcano. L’impronta a secco sul cartoncino era ottenuta mediante le medesime matrici utilizzate per lo stampaggio del distintivo metallico. Nell’autunno del 1915 tre battaglioni del reggimento difendevano il settore Sabotino - San Mauro. {{:varie:017.jpg|:017.jpg}} Distintivo da berretto della 7ª batteria del 7° reggimento obici “Leopold Prinz von Bayern” raffigurante Santa Barbara, patrona degli artiglieri, dietro un cannone. Il reparto era di stanza in località Peuma, piccolo borgo nei pressi di Oslavia, a difesa di Gorizia. {{:varie:013.jpg|:013.jpg}} Nel 1916 fu emesso un distintivo da berretto dedicato all’Artillerie von Görz, il complesso delle unità d’artiglieria austro-ungariche schierate sul fronte di Gorizia nel 1915-1916. Il motivo illustrato raffigura un armigero del tempo di Massimiliano d’Asburgo davanti ad una bombarda, tipica arma ossidionale. Sullo sfondo la chiesetta di Santo Spirito ed il Castello di Gorizia. All’esergo, il nome del bozzettista O. Koutsky. Nulla nei bozzetti delle cosiddette “placchette” è casuale. Il richiamo all’assedio del castello durante la guerra mossa da Venezia a Massimiliano nel 1508 per il possesso della Contea di Gorizia, che il suo ultimo signore, il Conte Leonardo, spentosi nel 1500, aveva lasciato in eredità all’Asburgo, è fin troppo evidente nel suo parallelismo con l’assedio del 1915-1916. Nel 1509 gli imperiali posero termine all’effimero dominio veneto di Bartolomeo d’Alviano e da allora (salvo brevi parentesi), Gorizia rimase saldamente legata alla casa d’Austria fino al 1918. Questo distintivo è noto solo nella versione in lamierino di lega di zinco e antimonio, il cosiddetto “Kriegsmetall” e nella misura di 47 x 35 mm. Al verso, la consueta spilla verticale a fermaglio. {{:varie:014.jpg|:014.jpg}} Cartolina per la posta militare in franchigia riproducente in grandezza naturale il distintivo dell’Artillerie von Görz. La stampa del cartoncino è stata predisposta con le stesse matrici usate per il distintivo metallico, ottenendo il cosiddetto effetto “a secco” con l’immagine in rilievo e colorata. {{:varie:018_diorama_goerz.jpg|:018_diorama_goerz.jpg}} Cartolina riproducente lo scenario allestito al Prater di Vienna, il noto parco dei divertimenti, dal titolo “Trincee”. Si nota un’immagine del campo di battaglia del territorio di Gorizia con le inevitabili distruzioni ed evidenziati i nomi delle località maggiormente interessate dai combattimenti. A cura di Andrea Spanghero e Sergio Chersovani Il materiale illustrato proviene dalle collezioni: Sergio Chersovani, Pierpaolo Cocianni, Ferruccio Massa, Andrea Spanghero, Stefano Zucchiatti. Si ringraziano Pierpaolo Cocianni, Santo Montalto e Luca Spanghero per aver reso possibile la realizzazione di questo lavoro.