IL LIBRO DELL’ASSOCIAZIONE.

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Tra i soci fondatori di “Isonzo”, Sergio Chersovani è l’autore di questo libro sulla storia di Lucinico durante la Grande Guerra. L’opera che contiene oltre 200 fotografie, quasi tutte inedite, è stata presentata il 26 novembre 2008.

LE RECENSIONI.

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La recensione apparsa sul Primorski Dnevnik, (quotidiano locale in lingua slovena) del 16.6.2009, consultabile cliccando sul file pdf qui di seguito. Segue la traduzione in lingua italiana.

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Traduzione a cura di Tamara L.

Libro di Sergio Chersovani Lucinico distrutta La pubblicazione tratta della Prima Guerra Mondiale nel villaggio sito sulla sponda destra dell’Isonzo

Sergio Chersovani è un nome conosciuto nella cerchia degli amanti e studiosi di storia goriziana, in particolare dei tragici eventi della Prima Guerra Mondiale. Con Sergio ci conosciamo da molti anni e al bisogno ci veniamo in aiuto nel cercare dati e fotografie degli anni di guerra. Chersovani collabora anche a diversi progetti transfrontalieri ed internazionali che hanno per oggetto la conoscenza e l’interpretazione dei fatti storici talvolta complessi e non sempre lineari. Più volte Chersovani si è distinto come scrittore di libri e pubblicazioni che rivelano la sua eccellente conoscenza del recente passato storico goriziano. Qualche tempo, fa in occasione di un incontro casuale, mi ha regalato una copia del suo ultimo lavoro dedicato al conflitto scoppiato ai primi del novecento. Si tratta del libro dal titolo “L’apocalisse di San Giorgio – Lucinico e dintorni 1915 – 1918”. Già lo stesso titolo ci indica che l’opera descrive i sanguinosi eventi che hanno segnato il villaggio di Lucinico ed i suoi dintorni. La sua stampa è stata possibile con il contributo della Banca cooperativa di Lucinico, Farra e Capriva per il centenario della fondazione.

Già solo sfogliando il libro si può notare che esso raccoglie molti dati e fatti finora poco conosciuti e divulgati. Completano il libro anche numerose fotografie, che più del testo stesso spiegano al lettore cosa sia la guerra e quali siano le distruzioni e le conseguenze che un conflitto di tali dimensioni inevitabilmente porta con sé.

Il villaggio di Lucinico, dove si congiungevano il mondo sloveno e quello friulano si ritrovò proprio sulla stessa linea del fronte nelle immediate vicinanze del monte Calvario, che nei primi anni del conflitto mondiale era stato teatro di una delle più dure e sanguinose battaglie. Il versante occidentale era nelle mani dell’esercito italiano mentre i soldati austro-ungarici difendevano la cima ed il versante orientale del Podgora. Lucinico si trovava proprio nella piana che si estendeva ai piedi del monte. Per questo motivo l’ameno villaggio subì quelle terribili distruzioni. Subito dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia le autorità austriache evacuarono Lucinico ed i suoi abitanti trascorsero il periodo del conflitto nei vari campi profughi allestiti nelle zone interne della monarchia danubiana. Gli italiani avevano occupato Lucinico già dopo pochi giorni e la prima linea austriaca correva in direzione dell’Isonzo ai margini stessi del villaggio. Il fronte in quelle zone rimase pressoché immutato per circa quindici mesi, fino alla sesta battaglia dell’Isonzo nell’agosto del 1916, quando gli italiani riuscirono a sfondare sull’Isonzo e ad occupare Gorizia.

Gli austriaci avevano cominciato a spostarsi verso i margini del villaggio il 4 giugno del 1915. Il giorno precedente nondimeno mostrarono agli italiani cos’è la guerra e che cosa avrebbero dovuto aspettarsi nei prossimi mesi. Il 3 giugno, infatti, avevano trasportato nel villaggio un grosso mortaio Skoda di calibro 30,5 mm collocandolo proprio al cento della piazza. Già al primo tiro una granata da 380 chilogrammi colpì la stazione ferroviaria di Cormons, dove si stava raccogliendo l’esercito italiano, uccidendo 35 soldati. Nel libro sono pubblicate le foto del grosso mortaio prima e dopo lo sparo. Il cannone tuonò così forte che scoppiarono tutti i vetri delle abitazioni poste nelle sue vicinanze. Anche tegole ed intonaci caddero nella piazza. Per ritorsione gli italiani bombardarono il villaggio con una grandinata di proiettili provocando enormi distruzioni. Al completo annientamento dell’abitato provvidero nelle settimane e nei mesi successivi le cannonate austriache che sparavano da Valdirose, San Pietro e dal Carso per colpire postazioni italiane, vedette, posti di comando e depositi. Oltre ai capitoli ed alle fotografie che descrivono gli eventi bellici, le distruzioni, le sofferenze e la morte, trovano posto nel libro anche i racconti di persone che vissero quelle tragiche esperienze. Troveremo anche poesie composte nelle trincee, fotografie dei monumenti e cimiteri di guerra. Nelle pagine centrali del libro sono, altresì, illustrati i manifesti, i volantini e le cartoline che all’epoca venivano stampati per ragioni di propaganda. Alla fine sono riportate tutte le fonti degli archivi italiani e austriaci utilizzate dall’autore nella preparazione di questa novità libraria veramente interessante e puntuale. Come ci ha spiegato l’autore il libro non è in vendita nelle librerie ma è possibile trovarlo nelle filiali della citata banca cooperativa.

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Comparsa sul numero doppio 82-83 di marzo-aprile-maggio-giugno della rivista culturale italo-slovena “Isonzo-Soča” edita a Gorizia.

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Da “le Fiamme d’argento” rivista mensile dell’associazione nazionale carabinieri febbraio 2009.

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E’ apparsa sul numero dello scorso 7 febbraio di “Voce Isontina”, settimanale dell’Arcidiocesi di Gorizia, una bella recensione a firma di L.T., in cui all’opera “L’apocalisse di San Giorgio” del nostro socio Sergio Chersovani, volume da poco edito a cura della Cassa Rurale ed Artigiana di Lucinico, Farra e Capriva viene riconosciuta la valenza di una meritoria e complessa ricostruzione storica “...che si stacca dallo schema cartolinesco comune a troppe pubblicazioni del genere, anche recenti.” Per gentile concessione della testata riproduciamo il pezzo nella sua originale integrità. Vale la pena di leggerlo...

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Dall’informativo “Cassarurale”

:ultimissime:ultimissime:ultimissime:recensione_bcc_1.jpg gennaio 2009.

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