L’ORSETTO E IL PAPERINO

EVOLUZIONE DEGLI ELMETTI DA COMBATTIMENTO AUSTRO-UNGARICI PRODOTTI DALL’INDUSTRIA “ARTHUR KRUPP A.G. BERNDORF” DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE. DESCRIZIONE, TEORIE, SPUNTI E RIFLESSIONI SUL MODELLO 1917-1918 COMUNEMENTE CONOSCIUTO COME “PAPERINO”.

:paperino:001.jpg

L’idea di questo articolo è nata durante una visita effettuata nell’autunno del 2004 al bellissimo museo dedicato a Francesco Baracca nella cittadina di Lugo di Romagna (RA). Immaginando, prima di entrarvi, di poter osservare reperti, cimeli e ricordi dell’aviazione, scoprimmo con stupore che anche i piloti della 91ª squadriglia comandata dall’Asso di Lugo amavano portarsi a casa souvenirs di guerra, prediligendo, oltre al materiale aeronautico, anche le armi e gli elmetti austro-ungarici. Ci apparve quel giorno, esposto in fondo ad una teca nella penombra delle sale, qualcosa di insolito, un elmetto dalla colorazione brunastra e dalla forma strana che a prima vista sembrava il classico elmetto tedesco della prima guerra mondiale ma poi, osservandolo meglio, capimmo che si trattava di un reperto molto, molto più interessante...

Stimolati dalla scoperta di un simile pezzo, lo scorso autunno siamo ritornati sul posto e grazie alla sensibilità e disponibilità del dottor Daniele Serafini, responsabile del Museo “Francesco Baracca” di Lugo di Romagna, che ci ha amichevolmente accompagnato nella visita e concesso di effettuare un servizio fotografico, abbiamo potuto confezionare il presente articolo, frutto di un accurato studio che, non dubitiamo, riuscirà cosa gradita al Museo, ai lettori del nostro “sito” e agli appassionati di elmetti e copricapo militari in particolare. L’articolo è arricchito da alcune foto relative agli elmetti austro-ungarici della prima guerra mondiale prodotti in Austria dalla Berndorf e viene posta in particolare risalto la descrizione della versione 1917-18, nota tra i collezionisti con il nomignolo di “Paperino”.

Nel maggio 1917, al termine della fase sperimentale e progettuale, alla Arthur Krupp A.G. Berndorfer Metallwarenfabrik di Berndorf iniziò su larga scala la produzione - che sarebbe poi proseguita sino alla fine del conflitto - degli elmetti da combattimento da fornire all’esercito austro-ungarico; tale produzione riguardò un totale di quattro diversi modelli che osserveremo e descriveremo di seguito. Tutti molto ricercati dai collezionisti, i vari modelli “Berndorfer” presentano alcune differenze estetiche tra loro nonostante l’arco temporale di produzione sia stato alquanto breve (meno di due anni).

Al contrario della produzione tedesca, che modificò di poco il “look” dell’elmetto d’acciaio, la Berndorf si vide costretta, dalla fine del 1917 a tutto il 1918, ad uniformarsi, per questioni tecniche e logiche produttive, agli schemi e ai modelli voluti dal potente alleato che senza dubbio influenzava la proprietà dell’azienda costruttrice (il nome Krupp denota inequivocabilmente origine e capitali).

Il contrassegno distintivo comune a tutta la produzione di questa acciaieria è rappresentato da un orsetto stilizzato che compare come logo di fabbrica mediante una punzonatura nella parte interna della falda posteriore degli elmetti e anche delle corazze ivi prodotte; alla base di tale marchio è stato aggiunto il numero indicante la circonferenza esterna della calotta metallica calcolata nel punto in cui essa si divarica a formare le falde; la taglia dell’elmo veniva talvolta evidenziata all’interno con una stampiglia ad inchiostro. La predetta numerazione, punzonata alla base dell’orsetto, si può restringere quasi esclusivamente alla “66” per gli elmi provvisti di aerazione cupolare ed esclusivamente alla “64” per quelli prodotti nel 1918 e aventi le aerazioni laterali. :paperino:002.jpg

:paperino:003.jpg

* * *

Elemento in comune con le produzioni nazionali delle altre fabbriche è il soggolo in canapa, adottato dalla “fabbrica dell’orso” per tutti i suoi modelli, mediante un sistema di fissaggio dentato che “morde” la striscia di canapa ed una fibbietta scorrevole ad “H” per regolarne la lunghezza. Tale sistema è stato adottato in seguito anche dalle produzioni cecoslovacche del primo dopoguerra.

* *

Con l’ausilio di quattro immagini e delle relative descrizioni cerchiamo di inquadrare la successione produttiva di questi copricapo da combattimento e di alcuni dei loro accessori interni.

:paperino:a.jpg Foto 1

:paperino:a_int.jpg foto 1 (interno)

:paperino:b.jpg foto 2

:paperino:b_int.jpg foto 2 (interno)

:paperino:c.jpg foto 3

:papaerino:paperino:d.jpg foto 4

:paperino:d_int.jpg foto 4 (interno)

* * *

Il primo modello di “Berndorfer” prodotto si presenta generalmente come quello della foto 1 . Questo è il mod. 1917: tipi di imbottitura, varianti nella piegatura e conseguenti piccole variazioni estetiche del guscio possono essere molteplici; qui è raffigurata la tipologia avente l’interno in tela cerata e cuffia regolabile, propria del “vero” elmetto austro-ungarico, quello di progettazione e costruzione autenticamente nazionali. La sua forma caratteristica, con il profilo tozzo e un po’ ingombrante, unito all’aerazione cupolare e la sua scarsa produzione ne fa il pezzo più ricercato da tutti collezionisti. Prodotto e consegnato sino al novembre del ‘17 in circa 140.000 esemplari, il “Berndorf mod. 1917” ha accompagnato molti soldati fino all’epilogo della duplice monarchia. Dall’esame di numerose fotografie dell’epoca sembra che l’uso del “Berndorfer” fosse stato particolarmente diffuso tra i mitraglieri. A questo elmo poteva essere applicata una corazzetta frontale antiproiettile (Stirnschild) - prodotta anch’essa dalla stessa acciaieria – e provvista di ganci e cinghia di fissaggio.

:paperino:mitr_001.jpg

:paperino:mitr_002.jpg

* *

Foto 2. Gli esemplari prodotti erano in ogni caso pochi per le esigenze del fronte e per questo motivo alla vigilia della 12ª battaglia dell’Isonzo la Berndorf iniziò la fabbricazione di quell’esemplare che oggi viene ritenuto uno dei più rari in assoluto: il “modello Berndorfer 1917-18” con aerazione cupolare detto comunemente “Paperino”. Il termine “Paperino” che prendiamo in “prestito” dal testo del catalogo “Museo Francesco Baracca di Lugo” (pag 74), ci risulta essere stato coniato dal noto studioso-collezionista e apprezzato scrittore Paolo Marzetti.

Molti collezionisti, specialmente in Austria, chiamano impropriamente questo elmo con il nome di “Böhler”, quantunque il reperto oggetto del nostro esame nulla abbia a che vedere con le acciaierie Gebrüder Böhler & Co. di Kapfenberg (Austria), che producevano anch’esse elmetti.

Foto 3. Variante del “Berndorfer mod. 1917-18” detto “ Paperino” di cui sopra.

Foto 4. Elmetto “Berndorfer mod. 1918”, detto anche “ungherese” (vedi articolo interamente dedicato all’argomento alla voce “ARCHIVIO” del presente sito). Produzione dalla foggia tipicamente “tedesca”, riassume l’essenzialità e la praticità del “mod. 1918” dell’alleato, economizzando costi, tempi di lavorazione, ingombro e peso; perde inoltre l’aerazione cupolare e riduce da 4 a 2 il numero dei punti di ancoraggio laterali i quali reggono allo stesso tempo il cerchione interno e le due “staffe” destinate a supportare il soggolo in canapa.

Al cerchione sono fissate le tre “patte” al cui interno possono essere eventualmente allogati i rispettivi tre cuscinetti dell’imbottitura. La taglia dell’elmo, presente con la sola “64”, fa ipotizzare l’esistenza di eccessive complicazioni per una produzione diversificata che fosse adattabile alle varie misure craniche offerte dai soldati. Questi ultimi ovviavano al problema togliendo i cuscinetti dell’imbottitura o più semplicemente rimuovendo le “patte” dall’interno e calzando la protezione direttamente sul berretto. Lateralmente compaiono gli aeratori “a cornetto” utilizzabili anche come supporto per l’eventuale aggancio della corazzetta frontale antiproiettile, esistente in due diversi modelli uno dei quali (vedi foto successive) denominato “lineare”, è stato prodotto dalla stessa fabbrica “Berndorf”.

:paperino:cor_001.jpg

:paperino:paperino:cor_002.jpg

:paperino:cor_3.jpg

* * * *

DEDICHIAMOCI ORA ALL’ARGOMENTO PRINCIPALE.

:papgen:g1.jpg

:papgen:g2.jpg

:papgen:g3.jpg

:papgen:g5.jpg

:papgen:g6.jpg

* *

Parliamo perciò dell’elmetto “Berndorfer 1917-1918” chiamato “Paperino”, prodotto a cavallo di questi due anni, precisamente dall’autunno del 1917 sino alla conversione della catena produttiva avvenuta nel 1918 per il cosiddetto “ungherese”; ha le stesse caratteristiche esterne e gli accessori del “ vecchio” modello con l’unica eccezione del frontino che si evolve verso la caratteristica forma “tedesca” accentuando quindi il famoso profilo “a becco di papero”, da cui presumiamo l’origine del curioso soprannome.

Ci sentiamo di poter affermare con certezza che l’assegnazione di questo copricapo risale alla vigilia della 12ª battaglia dell’Isonzo, circostanza nella quale massimo fu l’impegno per l’Alto Comando austro-ungarico nel dotare quanti più possibili soldati di prima linea di una valida protezione al capo; in questa occasione sono stati consegnati elmetti di quasi tutte le taglie disponibili ovvero dalla 62 alla 68 e per logiche esigenze personali comparvero anche elmetti dotati di soggolo allungato con 12 fori. Alla produzione della Berndorf si affiancarono quindi quasi tutte le altre fabbriche nazionali, cui si aggiunsero le importazioni dall’alleato tedesco. Ogni fabbrica nazionale a.u. produceva una sola taglia-grandezza (tra la 64 e la 68), semplificando ed accorciando così i tempi e la produzione di questo materiale tanto atteso al fronte.

Il ritrovamento di un “paperino” di scavo sulla sponda destra del fiume Isonzo in una località slovena teatro di accaniti scontri durante lo sfondamento di Caporetto, conferma l’impiego in misura seppur ridotta di questo raro modello in quel frangente, avvalorando quindi la nostra tesi sulle prime forniture di questo modello alla vigilia della 12ª ed ultima battaglia dell’Isonzo.

* *

:papgen:g7.jpg

:papgen:g8_..jpg

* *

DESCRIZIONE

Le dimensioni esterne, lo spessore dell’acciaio e gli accessori sono identici al “Berndorfer 1917” suo predecessore, dal quale differisce solamente per il frontino “a becco di papero”.

Il colore è il classico marrone “Feldbraun” austro-ungarico (in Austria chiamato anche “Isonzobraun”), tinta resa antiriflesso mescolando sabbia finissima e altro materiale alla vernice (sulle superfici interne si nota ancora l’originaria granulosità). :pap:004_vernice.jpg

* *

La vernice applicata per immersione posa sopra la brunitura, trattamento indispensabile per la protezione dell’acciaio e che veniva applicato di regola dalle industrie nazionali a.u. L’aerazione, favorita da quattro fori ricavati sul colmo della cupola, risulta protetta dal celebre “funghetto” piatto del diametro di mm. 25, fissato da un chiodo passante a testa tonda tagliato e ribattinato nella parte esterna.

:pap:areazione_interna.jpg

:pap:ereaz_esterna.jpg

* *

* *

Si notino sui fianchi e sul lato posteriore del guscio le viti dal profilo conico con la sede di avvitamento a taglio che sorreggono il cerchione interno; la vite posteriore serve inoltre a fissare un particolare gancio che impedisce lo scivolamento verso l’alto del cinghiolo in canapa che, teso sulla “nuca” dell’elmo, trattiene la particolare corazzetta frontale a prova di proiettile. Questo tipo di corazzetta era prodotto esclusivamente per i modelli con aerazione cupolare e si adattava all’elmo tramite tre ganci metallici, di cui due articolati, agganciati alle estremità della falda anteriore e il terzo al “funghetto” dell’aerazione cupolare mediante un occhiello tondo posto al termine di una piastra metallica oblunga.

:pap:vite_g.jpg

:pap:cor4.jpg

* *

L’orlo dell’elmo risulta piegato e ribattuto verso l’interno per tutta la sua circonferenza. L’interno del copricapo è costituito da un cerchione metallico con foratura antisudore, caratteristico di questa fabbrica, sulla parte alta del quale vi è impresso il n. 66 indicante la circonferenza; il bordo superiore del cerchione risulta ripiegato verso l’interno per trattenere le tre pattelle di tela cerata rossa (in questo caso purtroppo strappate) con i relativi cuscinetti aventi funzione di ammortizzatori tra il guscio metallico e il cranio del soldato. Il cerchione è fissato al guscio tramite le tre già menzionate viti, di cui la posteriore è serrata a contatto con il cerchione tramite un dado piano rettangolare, mentre su quelle laterali, tra la parete dell’elmo e quella del cerchione, sono interposti i due supporti metallici “a staffa” attraverso i quali scorrono le estremità del soggolo.

:pape:cerchione_bordo.jpg

:pape:005_staffa.jpg

:pape:part_cerchione.jpg

* *

Il soggolo è in canapa naturale a due lembi ripiegati a sezione tubolare e cuciti per la lunghezza con tre passaggi paralleli; alle sue estremità sono applicate le cuciture di fissaggio rinforzate con tela cerata grigia; un sottofibbia di pelle marrone doveva proteggere il mento del soldato dal sistema di fissaggio dentato del soggolo, mentre la fibbietta a “H” gli consentiva di regolare la lunghezza.

Prendendo in esame l’elmo, osserviamo sulla parte interna della falda posteriore il punzone di fabbrica: l’orsetto sovrastante il numero 66; completa il tutto la stampiglia ad olio di accettazione, della quale s’intravede l’usuale sigla “U.O.” (che sta per Übernahmsorgan, cioè l’autorità militare di accettazione).

Il profilo d’insieme inizia ad uniformare questo Berndorfer ai modelli 1916-17-18 prodotti in Germania e nelle altre fabbriche austro-ungariche dal 1917; questa evoluzione, lo ripetiamo, termina con il “modello 1918” detto “ungherese”.

:papgen:serr.jpg

:papgen:006_timbro.jpg

* * *

CONCLUSIONI

La rarità di questo esemplare può riassumersi nel modo seguente: del primo Berndorfer sono stati prodotti e consegnati circa 140.000 esemplari, mentre del “paperino” la proporzione è stimabile attorno al 10% del totale. La foto d’agenzia che segue ritrae il funerale di un ufficiale austro-ungarico di grado elevato: i soldati schierati indossano tutti l’elmetto Berndorfer, mentre uno solo, evidenziato a parte, porta sul capo il “paperino”. Questo può dare un’idea del rapporto percentuale esistito tra le due tipologie di elmetto.

:papgen:fundef.jpg

* *

Citiamo, come già fatto in altre occasioni, il dizionario Treccani della lingua italiana che definisce “Paperino” un piccolo papero, oppure il nome con cui è tradotto in Italia quello di Donald Duck, il famosissimo protagonista di una serie di divertenti disegni animati e racconti a fumetti di Walt Disney; alla luce di questa pacifica definizione auspichiamo che questo termine evochi sempre divertimento, spensieratezza e pace, momenti purtroppo negati agli utilizzatori di queste protezioni, protagonisti loro malgrado delle vicende travagliate del secolo delle guerre mondiali.

L’Associazione “Isonzo” - Gruppo di Ricerca Storica ringrazia l’Amministrazione comunale di Lugo di Romagna (Ra), il Sindaco, ed in modo particolare il dottor Daniele Serafini, responsabile del locale museo “F. Baracca”, per il tempo e la collaborazione dedicata alla presente ricerca. Dando modo di apprezzare queste immagini, l’Associazione “Isonzo” invita inoltre i lettori del presente sito e gli appassionati di queste tematiche a programmare una bella visita al Museo di Lugo di Romagna, con il quale auspica una proficua collaborazione intesa a valorizzare i “souvenirs” di guerra dei piloti della squadriglia del “Grifo”.

Le altre foto ed i cimeli qui rappresentati sono stati messi a disposizione da alcuni soci e simpatizzanti dell’Associazione “Isonzo” - Gruppo di Ricerca Storica, ai quali va il nostro sentito ringraziamento, in particolare ad Andrea Spanghero per alcune preziose indicazioni di carattere tecnico.

* *

:papgen:museo.jpg

Museo Francesco Baracca di Lugo

Il Museo F. Baracca ha sede in via Baracca,65 Lugo 48022 (RA)

tel. 0545.24821 Direzione 0545.38561 fax 0545.38534

e-mail: museobaracca@comune.lugo.ra.it

web: www.museobaracca.it

Orari apertura al pubblico, dal martedì alla domenica 10-12 / 16-18, chiuso il lunedì. Chiusure annuali: 1 gennaio, 15 maggio, la 2° e la 3° settimana di agosto e dal 25 al 31 dicembre.

Ingresso: €. 1,00 - Ridotto €. 0,50

* *

A cura di Pierpaolo Cocianni.

§ §

Correlati al presente argomento:

L'ELMETTO "UNGHERESE"

STAHLHELM 1918