**MONTE SABOTINO** Con il pretesto della gita di “Isonzo” svolta il 22 marzo 2009, alcune righe tratte da una guida turistica degli anni Trenta, qualche vecchia foto e altre recenti. {{:045sabotino:40.jpg|:045sabotino:40.jpg}} {{:045sabotino:39_vedute_aeree.jpg|:045sabotino:39_vedute_aeree.jpg}} "...Dopo il bivio per il cimitero di Oslavia e di fronte, per chi sale la rotabile, si presenta un dosso prativo emergente sugli altri e dove si notano ancora butterature e cicatrici di guerra mal celate dal verde dilagante. È la famosa quota 188, che costituiva il caposaldo più forte e più lugubre della difesa bassa; nella conquista dell'agosto 1916 resistette per un giorno intero, e solo la sera del 7 poté essere conquistata dalla brigata Lambro. Le nostre gloriose truppe vi trovarono, assieme ai resti dei valorosi difensori, un dedalo di lavori e di rafforzamenti che spiegavano la tenacia della resistenza. Poco più avanti, la strada arriva sulle falde settentrionali della quota 188, alla prima linea austro-ungarica dell'agosto 1916; e ancora un po' oltre, alla «Madonnina» (distrutta), passava la prima linea italiana, prima del balzo innanzi. Fra le due linee correvano solo poche decine di metri. Più in su, sulla sinistra della strada, il «Lenzuolo Bianco». Era una casa tutta intonacata di bianco, che appariva a noi fra due alberi a guisa di un grande lenzuolo disteso. In alto, a sinistra, spicca una chiesa con campanile civettuolo ed un lindo paesetto tutto nuovo: San Floriano; mentre sulla destra e in basso appare, raggruppato in mezzo al verde, Poggio San Valentino e si delinea la testata della Valle Piumizza. La strada scende, e risale, e serpeggia, sempre sulla dorsale fra il verde, per dossi butterati dai lavori e dai colpi di artiglieria, fino alla rotabile San Floriano - Quisca, dove riappare improvvisa di fronte, lontana, la piana friulana. Al bivio, si lascia a sinistra la strada per San Floriano e si volge a destra. Si percorre ora la displuviale fra le valli di Piumizza e Versa (ludrio), e si sale al bivio Na Pani (significa: sopra l'alveare). Tenere a destra. Da qui si scende fino alla Sella di Colmo (Hum) da dove parte una strada, in guerra buona rotabile ed ora in parte abbandonata, che scende in Val Piumizza. Si risale fino a Quisca sempre sulla stessa displuviale fra Versa e Piumizza, in mezzo a pingui campi ricchi di frutta. Il Sabotino spicca severo sulla destra e chiude l'orizzonte. In basso, nella Val Piumizza, il paesetto di Podsenizza. Dopo una svolta riappare improvvisa, di fronte, una torre severa, già vista prima: Santa Croce di Quisca, nostro buon osservatorio di guerra. Alle prime case di Quisca, spicca, più lontano ed a sinistra, l'allegro paesetto di San Martino di Quisca. Passata Quisca - importante paesetto ricostruito con belle case e qualche villetta, già sede di comandi e rifornimenti (sulla sinistra, in amena posizione, si trovava il cimitero militare gen. Cascino ora soppresso. Le salme italiane (2231) sono state trasferite nel monumento di Oslavia. QueIle austro-ungariche (31) nel cimitero di Salcano) si arriva, dopo leggera salita (sempre interessante in questo tratto la vista verso la piana), allo stretto bivio di Gugnace Bala, dove occorre svoltare stretto a destra (continuando dritti si va a San Martino di Quisca). Si contorna ora la testata della Val Piumizza per raggiungere il fianco occidentale del Sabotino. Appare sulla sinistra la profonda valle del Reca affluente dello Iudrio, e più in là il lungo monte Corada ed il paesetto di Vercoglia con la chiesetta caratteristica; posizioni favorevoli alla postazione di nostre artiglierie, come affermano tracce evidenti. Si lascia a sinistra la discreta rotabile che scende in Val Iudrio e dopo mezzo chilometro circa si svolta a destra imboccando, attraverso stretta spaccatura artificiale fra due alture, la strada militare che porta alla vetta del Sabotino. Usciti dalla stretta all'aperto, appare più esteso, più profondo il bel panorama di Val Piumizza già visto in salita, ma in senso contrario. A sinistra, il pendio erto ed uguale del Sabotino con le sue diverse quote digradanti dal culmine 609 verso noi, per il Dentino (572), quota 513 e quota 507. Più in basso, la valle stretta ed incisa della Piumizza; a destra, il dosso di Santa Croce col paese di Quisca ed altri speroni minori; in fondo, il Podgora e in mezzo San Floriano e le colline di Oslavia e Piuma digradanti all'Isonzo, oltre al quale appare solenne Gorizia, chiusa sullo sfondo dal tavolato carsico. La strada, bella e robusta costruzione di guerra, discretamente conservata, un po' invasa dall'erba, si svolge quasi orizzontale, con svolte non difficili e quasi sempre visibili. Nel primo tratto (circa 300 metri) è stata un po' rovinata dalle acque, in seguito migliora. Dopo 800 metri circa dalla stretta, un bivio invita ad andare a sinistra. Tenere invece la destra; la strada di sinistra scendeva all'Isonzo, di fronte a Zagora, ad un ponte militare. Oggi è abbandonata. Si incominciano a vedere residui della sistemazione difensiva. Un rudere di costruzione in cemento per serbatoio di acqua. Più in basso, a destra, dossi con evidenti tracce di trincee. Più avanti, a mezza costa, le case di Podsenizza risorta, donde partiva una nostra teleferica. Bivio della rotabile, ora in parte franata, che scendeva in Val Piumizza a Podsenizza. Poggio di quota 352 (nostro osservatorio) con avanzi di trincee che scendevano da quota 507 (seconda linea - «il Trincerone»). Più avanti, il Vallone dei Mulini, oltre il quale trovasi il costone di quota 325, detto dei Massi Rocciosi (ruderi di trincee in scavo) dove, prima della conquista del Bosco Quadrato, passava la nostra prima linea che scendeva da quota 513 e che si vede ancora, in profondo scavo, ai lati della strada. Sotto i Massi Rocciosi, il Vallone della Morte, che confluisce nel Vallone del Sabotino. Più avanti, il Vallone del Fortino, il quale contorna sul fronte i Massi Rocciosi e formava il fosso antistante alla nostra prima linea del Bosco Quadrato. Al di là di questo vallone, trovasi il Fortino che era occupato dal nemico (ruderi e camminamenti serpeggianti). La sua prima linea scendeva dal Dentino (quota 572). Dal bivio con la strada che scende a Poggio San Valentino (Podsabotino) cominciano sulla sinistra, ed a contatto con la strada, tracce di numerosissime postazioni di artiglieria da noi costruite, dopo la conquista, per battere la sinistra dell'Isonzo (Bainsizza - Monte Santo, ecc). Con una serpentina a tre svolte, abbastanza buona ma con pendenza un po' sentita, si entra nella Zona Sacra, limitata dai cippi commemorativi sui quali sono ricordati, come al San Michele, le medaglie d'oro, i comandi e le truppe che hanno preso parte all'azione (elenco nel museo) e si arriva al piazzale della casa del custode. All'ingresso, sulla destra, cippo alla memoria delle medaglie d'oro generale Trombi e sottotenente Giuriati. ** Zona Sacra del Sabotino.** La posizione è organizzata in modo che la sua visita generale è facile, anche senza la guida del custode, essendo sufficienti le indicazioni poste sul terreno, e quanto è detto qui. La presenza del custode è però utile per l'indicazione dei particolari come per la illuminazione che, per certe caverne e corridoi oscuri, è conveniente e talvolta necessaria. Suonare la campana di guerra (bomba da 240) sita sullo spigolo della casa del custode, per chiamarlo. La visita completa comprende 6 tratti, e per poterla eseguire nel modo più comodo è bene iniziarla dal piazzale della casa del custode, anche se si arriva a piedi da San Mauro (prendere in questo caso a Villa Vasi la mulattiera che va direttamente alla casa del custode e non quella che sale a San Valentino e poi per cresta). La visita (escluso il giro dei cippi commemorativi, per il quale occorre mezz'ora) richiede due ore camminando adagio e soffermandosi a lungo nei punti di maggiore interesse. **I sei tratti della visita sono:** **1.** Caverna armata. **2.** Galleria delle otto cannoniere. **3.** Giro della vetta (quota 609) **4.** Galleria dell'acqua e giro esterno. **5.** Giro dei cippi commemorativi. **6.** Visita al museo. I numeri 2 e 4 si possono fondere in uno solo, e il numero 5 può essere omesso se non si hanno scopi speciali, perché nel museo vi è l'elenco di tutti i cippi con le rispettive epigrafi, e il cippo alla memoria delle medaglie d'oro è sul piazzale ed è visto all'arrivo ed alla partenza. Non occorrono calzature speciali. È però comodo l'uso di scarpe con suole un po' robuste. Il custode ha bastoni a disposizione dei visitatori. Il percorso per la visita di ogni tratto è indicato sul terreno con frecce di colore diverso per ognuno dei primi quattro tratti. Una tabella alla casa del custode li riassume. ** 1 Caverna armata.** (Freccia rossa - non occorrono mezzi di illuminazione). Dal piazzale si entra nella caverna, per l'ingresso a sud della casa del custode. Si procede in comoda galleria artificiale. Ricovero serventi e telefono a sinistra, riserva munizioni a destra. Si arriva alla prima postazione preparata per cannone da 75 da campagna. Attualmente vi è postato un cannone catturato agli Austro-Ungarici. Dalla cannoniera, colpo d'occhio su Monte Santo. Per ripida scalinata interna in cemento (sicura) si sale ad altra caverna per artiglieria (vuota); per la cannoniera si esce all'aperto (chi vuole, può arrampicarsi per parete ripida lungo una grossolana scalinata, aiutato da una fune metallica, fino alla caverna superiore). In alto si vede una trincea con feritoie e una postazione di mitragliatrice a difesa del canalone, costruita dai nostri subito dopo la conquista per proteggersi da eventuali scalate dal canalone stesso. Si volta a sinistra e si sale per sentiero tagliato a scalini. Dopo pochi metri si trova lo sbocco di altra cannoniera da noi costruita per la conquista del Vodice, subito dopo la presa di Gorizia. Qui è in posizione un nostro cannone da campagna. Girando dietro al cannone e volgendo a destra, per corridoio alquanto stretto si entra nell'osservatorio da noi costruito. Bella vista sull'opposta riva dell'Isonzo. Il Monte Santo, la Sella di Dol, il San Gabriele, appaiono nitidamente. Un panorama fotografico, carte di tiro, un traguardo, il telefono, danno un'idea dell'organizzazione dell'osservatorio e del lavoro dell'ufficiale osservatore. Le tabelle ed il panorama non sono lasciati costantemente nell'osservatorio, per evitare il loro rapido deterioramento; volendo si possono vedere poi, nella casa del custode. Si ritorna nella caverna ove è il cannone da campagna e si prosegue a destra, dove si trovano il telefono e la riserva munizioni per il pezzo in posizione. Osservare di qui il pozzo che comunica con la caverna sottostante e dal quale si vede anche la prima, per avere una idea completa di tutto il lavoro in scavo eseguito. Si esce all'aperto per comodo corridoio che sbocca sopra il piazzale più in alto, donde si è entrati. Per sentierino segnato (freccia rossa), si arriva ad altro ingresso di galleria che porta ad altra caverna, ove ora è stato posto un nostro cannone da montagna fissato al terreno. Bella vista sul Monte Santo e sul suo convento completamente ricostruito, più vasto e più bello di prima. Anche qui, telefono e riserva munizioni. Si ritorna per la stessa strada. Si può scendere al piazzale per arrivare alla galleria delle otto cannoniere (tratto 2) o iniziare il giro della quota (tratto 3). ** 2 Galleria delle otto cannoniere.** (Freccia gialla - è utile qualche mezzo di illuminazione). Dal piazzale della casa del custode si va a nord, lungo sentiero segnato e tracciato sui cumuli di detriti di scavo. Si passa davanti a due cippi commemorativi e si scende, per scaletta in roccia, in ampio, profondo e comodo camminamento, scavato dai nostri per le batterie in caverna dell'attacco al Vodice, con andamento parallelo alla dorsale (sud-nord). Parallelamente a questo camminamento e sulla sua destra, verso Isonzo, sono state scavate dai nostri due batterie in caverna, con osservatori, una delle quali per cannoni da 105. Appena giunti nel camminamento si volge a destra, e per ampia e comoda scalinata si scende fra la roccia compatta verso la prima postazione. Si vedono ancora, fissati alle pareti, robusti anelli che son serviti per far scendere cannoni e munizioni. Sceso il primo tratto di scale, si trova a sinistra l'inizio della galleria. Percorrendo questa (è comodo, ma non indispensabile, un mezzo di illuminazione) si incontrano successivamente, a destra, i rami che scendono alle cannoniere, mentre dall'altra parte, ed in corrispondenza, si aprono le comunicazioni col camminamento esterno che si svolge parallelo, sulla sinistra. Il camminamento e la galleria furono scavati tutti dai nostri, ex novo. La galleria finisce ad un osservatorio nostro per i tiri sul Vodice. L'ingresso di essa fu sfondato, stante la poca massa coprente, da un grosso calibro austro-ungarico caduto sulla volta. Il ritorno si fa per il comodo camminamento, del quale è notevole la profondità dello scavo. È caratteristico e suggestivo, in questo tratto, il quadro costituito dalla vista dell'Isonzo attraverso le caverne e le cannoniere. **3 Giro della vetta (quota 609).** (Freccia verde). Dal lato sud del piazzale, vicino al cippo delle medaglie d'oro, ha inizio il sentiero scalinato che lungo cresta porta alla vetta. Si trova, subito dopo pochi metri e sulla destra, una lapide con i versi di D'Annunzio, divenuti il motto della 45ª divisione: //** fu come l'ala che non lascia impronte, il primo grido avea già preso il monte;**// a significare la velocità con la quale fu conquistato il Sabotino (40 minuti). Proseguendo a sinistra, si vede in basso una trincea tipo austro-ungarico con gabbioni di filo di ferro e feritoie, una postazione per mitragliatrice con l'arma in posizione e due posti di vedetta riparati da scudo. È la difesa immediata dalle provenienze del canalone che scende all'Isonzo. Nella trincea sboccano due profondi camminamenti austro-ungarici che portano alle trincee del versante ovest. Sulla destra invece si intravedono due ottimi osservatori austro-ungarici (pochi passi oltre la lapide suaccennata, indicazione scritta) e più sotto, in caverna, altri due osservatori più sicuri e meglio protetti (forse erano anche postazioni per qualche arma). Ritornati al sentiero e continuando il giro si arriva ad un piccolo piazzale con muretto di riparo verso l'Isonzo. È il Belvedere, sistemato in modo da poter osservare bene il complesso degli sbocchi delle caverne nella parete verso Isonzo, complesso interessante, sia per il bel quadro a contrasti, tinte forti e motivi suggestivi, sia per il caratteristico assetto guerresco che si intravede in tutta la complessa e gigantesca concezione, esecuzione e sfruttamento. Quattro ordini di sbocchi di caverne forano il ripido pendio roccioso che scende al fiume. Il primo ordine è quello già visitato (caverna armata); più in basso lo sbocco della caverna dell'acqua e la stazione d'arrivo della teleferica (che si vedrà poi); più in basso ancora, vicino ad una vasca in cemento per deposito d'acqua (austro-ungarico) altri tre ingressi e caverne-ricoveri; più in giù ancora altri due, per la cucina ed il posto di comando. Un comodo sentiero scalinato, visibilissimo, porta ai diversi ingressi ed aiuta ad individuarli (lo si segue poi nel giro esterno 4). Seguendo con lo sguardo questo sentiero, lo vediamo risalire in cresta e continuare verso la quota 572 (Dentino) dove si intravede la parete liscia ed a picco, nella quale sono ricavati gli sbocchi di sei delle otto cannoniere già visitate (questi sbocchi, di qui non si vedono). Due ordini di reticolati chiudono il canalone, dove al tempo della occupazione austro-ungarica scendeva un comodo sentiero (ne rimane traccia ed una funicolare che arrivava all'Isonzo, sulla riva destra, dove la ferrovia portava rifornimenti. Nel fiume erano ancorate due barche con ruota intermedia (tipo mulino) che, mossa dalla corrente, produceva l'energia elettrica necessaria alla illuminazione e forse anche ai motori della funicolare e al sollevamento d'acqua. Proseguendo nel giro, si trova un pilastrino quadrato, sul quale è fissata una piastra d'orientamento in marmo dove sono incise, con lunghezze proporzionali alla distanza (scala 75.000 approssimativa), le direzioni ai punti più importanti del terreno, verso nord. Per oltre mezzo giro d'orizzonte da Monte Santo a San Floriano, con la visione lontana (in giornata limpida) delle Alpi, dove spiccano il monte Nero, il Canin, il Rombon, ecc., si stende chiaro dinanzi agli occhi il terreno del nostro attacco. La prima linea austro-ungarica è segnata da cumuli di sassi con dischi. Si continua a salire comodamente, sorpassando numerosi camminamenti, profondi bracci di caverne e altri particolari di sistemazione guerresca e si giunge in breve alla vetta sotto la quale, a destra, vi è un pilastro, caposaldo di tiro per la nostra artiglieria, la quale poteva regolare il fuoco da posizioni coperte basandosi su quel punto determinato con precisione. Oltre la vetta, l'orizzonte si apre verso sud. Le colline del Collio, la Bassa Friulana, l'Isonzo, il mare, la piana di Gorizia, il Carso della guerra, la Val Frigido, il Monte Santo, il tetro San Gabriele e, in fondo, il monte Re; tutto un magnifico panorama la cui vista ci arresta per un momento, tanto esso è vasto, vario e suggestivo. Si scende un poco e si trova l'antenna della bandiera che viene issata nelle feste ufficiali ed il 6 agosto; poi l'altra piastra d'orientamento, quella sud. Risulta evidente, di quassù, il poderoso sforzo di ricostruzione compiuto dallo stato italiano. Sono miriadi di tetti rossi, nuovi, di casette linde e civettuole che appaiono in ogni dove, disseminate o raggruppate, sorte fra i ruderi così come la infinita varietà di fiori che sboccia quassù fra schegge, rottami e rovine della guerra. Finito l'esame del terreno si scende ancora un poco e si visita un osservatorio italiano ben conservato, costruito dai nostri dopo la conquista e per l'attacco del Vodice (è un po' buio l'ingresso, ma il pavimento è liscio), con ampia visione del terreno d'azione. Era questo l'occhio che parlava al cervello, ai nervi, ai muscoli del complesso organismo. Una tabella indica la rete dei collegamenti telefonici che allacciavano l'osservatorio ai diversi comandi retrostanti. Il suddetto nostro osservatorio fu collegato a quello austro-ungarico di quota 609, al quale il nemico giungeva dal rovescio mediante una galleria in discesa, in comunicazione coi viottoli del canalone. A metà del corridoio che conduce all'osservatorio, ed a sinistra, si apre una galleria artificiale. È pericoloso discendere, perché la volta è in parte franata. Usciti dall'osservatorio si inizia il ritorno, non perché siano finiti i lavori difensivi da visitare, ma per non allungare troppo l'itinerario. Nel ritorno (sempre freccia verde) si segue il robusto camminamento alto costruito dai nostri per poter accedere dalle batterie all'osservatorio della quota e poi a San Valentino: camminamento ottimamente conservato e dove si procede comodamente (è stato riparato e scalinato nei tratti meno facili). È evidente la comodità e sicurezza di quest'opera in scavo con robusti muri a secco. Sulla destra, buone scalette ricavate nella pietra facilitano l'uscita verso la vetta; stretti e profondi scavi conducono a caverne sboccanti nella valle dell'Isonzo. A sinistra invece, altre ramificazioni portano a uscite all'aperto e a postazioni di mitragliatrici. Opportune traverse e serpeggiamenti impediscono che il camminamento possa esser preso d'infilata. La vegetazione, cresciuta rigogliosa anche in mezzo alle rocce, da ora in qualche punto un aspetto di tranquilla pace là dove un tempo infuriava la lotta e regnava la morte. Numerose indicazioni spiegano l'uso e le caratteristiche dei diversi particolari. In corrispondenza della vetta (quota 609) si vedono, sulla destra del camminamento, quattro piazzole per mortai, ricavate da noi dopo la conquista. Più avanti e sempre a destra, un gruppo di caverne per osservatori e ricoveri merita di essere visitato per la varietà e complessità dei lavori eseguiti dai nostri per l'attacco al Vodice. Ritornati al camminamento, si prosegue in esso e si notano, specie sulla destra, particelle di piombo fuso incrostate nella roccia. Sono pallette di shrapnels austro-ungarici. Dopo una piccola discesa per gradinata, si arriva ad un altro gruppo di caverne per artiglierie di piccolo calibro. Volendo, si può risparmiare questa visita ed uscire dal camminamento per il sentiero a sinistra (freccia verde) che porta direttamente alla casa del custode, oppure continuare per il camminamento che si unisce poi al sentiero precedente. La visita alle caverne è però interessante per la varietà dei tipi, lasciati in parte come li ha ridotti l'artiglieria nemica. Per corridoio un po' buio (è conveniente una lampadina elettrica o la lampada del custode) con ramificazioni (tenere a destra) si arriva ad una postazione di piccolo calibro, donde per comoda scalinata si esce all'aperto, vicino al Belvedere; e da questo, per il sentiero scalinato già percorso e poi per camminamento, si ritorna al piazzale della casa del custode. ** 4 Galleria dell'acqua.** (Freccia azzurra - occorrono mezzi di illuminazione). Dal piazzale del custode si scende per qualche passo la rotabile d'accesso e si volge a destra per comodo sentierino, in parte scalinato, fino all'ingresso della galleria dell'acqua (dei due ingressi uno è ripulito, l'altro è lasciato come lo riduce il tempo, per segnare il contrasto). Si entra in un cunicolo delle dimensioni solite delle buone gallerie di guerra (1,50 di larghezza per 2 di altezza), fondo orizzontale ed uguale. Fu il principale mezzo di offesa e di difesa del nemico. Era piccolo e stretto; dopo la conquista fu ingrandito e livellato dai nostri, ma non servì più. Dopo qualche svolto ad angolo retto appare, in fondo ad un ramo cieco della galleria, un deposito d'acqua benissimo conservato, con scaletta in ferro, pareti in cemento, tubazioni, ecc. L'acqua veniva dall'Isonzo (traccia di tubazione si trova ancora nel canalone). Continuando nelle gallerie, altri svolti; infine appare la luce naturale. Si scendono due gradini (ambienti più vasti), e si esce sul versante Isonzo, sotto le caverne armate, già vedute prima, con vista ugualmente interessante. La galleria, come si è già detto, aveva una seconda entrata, oggi ricoperta dai detriti, e poco superiore, verso nord. Per sentierino scalinato nel ghiaione si scende ancora, e dopo pochi metri si trova l'ingresso di altra caverna. Era la stazione di arrivo della funicolare (si vedono ancora robusti pali di ferro con potenti viti d'arresto, fissati in spesse piattaforme di cemento). La funicolare (a sistema di piano inclinato) scendeva alla riva destra dell'Isonzo sulla ferrovia, dalla quale forse era alimentata. Poco sotto, altri tre ingressi di profonde e spaziose gallerie. Erano ricoveri per le truppe austro-ungariche di presidio alla posizione. Davanti all'ultima di queste, vasca in cemento ben conservata (deposito d'acqua per il presidio). Si scende ancora e si trovano altre due caverne, la cucina ed il posto di Comando. Si risale il sentierino fino allo sbocco della galleria dell'acqua. Si continua a salire ancora all'esterno, si passa davanti alle caverne armate, all'osservatorio e si continua sempre per comodo sentiero quasi in cresta, lungo il ciglio della parete verso Isonzo, seguiti verso valle da tratti di un reticolato che, malgrado la difficoltà della scalata, per misura di prudenza era stato messo anche qui dai nostri, subito dopo la conquista. Sulla sinistra, una serie di piccole postazioni austro-ungariche per bombarde, con una riservetta ben protetta e con postazione contraerea. Dopo diverse piccole salite e discese si arriva alla nostra trincea, già intravista dalla caverna delle otto cannoniere. Dopo questa si sale a sinistra e si passa davanti ad un osservatorio austro-ungarico e ad una cannoniera in caverna (l'unica) pure austro-ungarica. Il cannone da montagna dentro detta caverna era quello che prendeva d'infilata le nostre trincee di Oslavia. Durante la conquista del Sabotino, la cannoniera fu imboccata, e vi si ritrovarono resti umani, ma non gli avanzi del cannone, che era stato evidentemente tolto dopo l'abbandono di Oslavia. Poco più avanti, una postazione di lancia-bombe nemico. Retrocedendo fino alla caverna e attraversandola, si torna all'aperto sul versante orientale, e per sentiero discreto, in mezzo a cumuli di detriti di scavi e fra ruderi di nostre costruzioni (ricovero con muro a secco) si torna al piazzale. **5 Giro dei cippi commemorativi.** Come si è già accennato, questo è un giro non necessario per chi, non avendo tempo sufficiente, arrivato al Sabotino, deve tornare per la strada rotabile. Può invece essere interessante per chi sale o scende a piedi, perché in questo caso la discesa può essere fatta dal piazzale, seguendo il sentierino che unisce tutti i cippi e porta in cresta al Sabotino, a sud dell'osservatorio già visitato. Di qui si può proseguire a piedi fino a San Valentino (ruderi interessanti) e poi a San Mauro, o a Salcano, come si vuole. Per chi avesse interesse speciale per qualche cippo, vi è l'elenco con la rispettiva epigrafe nel museo, dove esiste anche un rilievo della zona, sul quale è segnata la posizione di ognuno dei cippi. **6 Museo.** È una raccolta, in un ambiente della casa del custode, di quanto di interessante si è trovato nella Zona Sacra o che ad essa si riferisce; raccolta che va continuamente crescendo, sia con cimeli trovati sul posto, sia con memorie inviate da enti e persone. Interessanti, oltre le fotografie di autorità, episodi e quadretti del posto, sono: Un plastico al 25.000 della zona, molto evidente (dono dell'Istituto Geografico Militare); un altro plastico discreto della zona del Medio Isonzo, di una ditta di Gorizia; i volumi della Battaglia di Gorizia e quelli delle Medaglie d'Oro e della Storia delle brigate editi e cortesemente donati dall'Ufficio Storico dello stato maggiore dell'esercito; carte riassuntive della guerra; un rilievo al 2500 della zona, con le opere di sistemazione difensiva esistenti (in vendita); l'elenco delle iscrizioni dei cippi commemorativi; le medaglie commemorative di guerra dei reparti che vi hanno combattuto, da riunirsi in un quadro. Si stanno anche raccogliendo le fotografie delle medaglie d'oro per riunirle in un solo quadro. Le motivazioni sono già raccolte in apposito albo. Vi sono inoltre un registro di documenti caratteristici, un quadro delle mostrine delle brigate che hanno combattuto nella zona, ecc. Nota. - Nella casa del custode vi è anche un modesto posto di ristoro, dove si può trovare da rifocillarsi. Avvertendo in tempo (appena giunti), generalmente si trovano anche cibi caldi (da consumare al termine della visita); cibi freddi sono sempre pronti. I prezzi sono indicati in tabelle esposte. Cartoline illustrate, fotografie, guida e rilievo si trovano in vendita presso il custode. Anche di queste, i prezzi sono fissati ed esposti. Nel museo vi è un album di fotografie prese da visitatori; un avviso avverte che è permesso fotografare e che sarà gradito ricevere una copia delle fotografie eseguite. Se l'invito sarà raccolto, si avrà fra breve una raccolta creata da tutti coloro che hanno sentito il dovere di visitare questi luoghi sacri e che costituirà monumento eloquente della riconoscenza che sentono gli Italiani per chi ha combattuto e sofferto per il bene della patria. Tanto qui come al San Michele, sarà graditissimo l'invio di memorie che comunque si riferiscano alla zona, sia perché esse arricchiranno il valore morale dei musei, sia perché indicheranno quale vincolo unisca tutti gli Italiani ai luoghi gloriosi del nostro martirio. Dal Sabotino si può tornare a Gorizia, per una qualsiasi delle strade già descritte; più interessante di tutte quella che dal piazzale del Sabotino conduce al bivio di Vercoglie (sotto la chiesetta del paese) e scende quindi all'Isonzo, presso Plava. Il Sabotino, pilastro più importante della testa di ponte di Gorizia ed osservatorio di primissimo ordine, era stato coinvolto nell'azione - come era naturale - fin dall'inizio della guerra. Nel giugno 1915 si combatteva già sulle sue falde. Anche qui, come nel resto della fronte, per cause diverse non si era curata l'organizzazione delle posizioni di attacco e le nostre truppe, soggette alle facili offese nemiche, soffrivano perdite sensibili che non potevano evidentemente giovare al loro spirito offensivo e che, per contro, ribadivano giorno per giorno la fama di imprendibile, acquistata dal Sabotino nel primo anno di guerra. {{:045sabotino:35_baracche.jpg|:045sabotino:35_baracche.jpg}} {{:045sabotino:34_au_in_post_e_caverna.jpg|:045sabotino:34_au_in_post_e_caverna.jpg}} L'attacco nostro procedeva da nord, da dove cioè il terreno presentava minori dislivelli e migliori appigli, costituiti specialmente dalle successive quote della cresta e dai costoloni dei fianchi. Fino al novembre del 1915 la nostra sistemazione al Sabotino comprendeva: **a)** una trincea in rialzo, evidente e poco solida, che da quota 513 scendeva lungo il costone, per quota 325, a Podsabotino (ora Poggio San Valentino) e continuava fino al fondo Valle Piumizza. Ne' feritoie ne' blindamenti, nessun riparo serio al tiro, pochi ripari alla vista. **b)** nessun camminamento portava alla trincea; due sentieri sull'alto Sabotino (verso cresta) completamente scoperti, rocciosi e malagevoli aggiungevano alle offese nemiche, facili e sicure, la fatica e l'insidia del terreno. **c)** più indietro (di circa 700 m.) in corrispondenza della successiva quota 507, vecchi avanzi di un muro a secco (divisione di proprietà) assolvevano il compito di seconda linea: i soldati li avevano pomposamente battezzati per Trincerone. La sistemazione difensiva austro-ungarica sfruttava ingegnosamente la parte orientale del monte, strapiombante sull'Isonzo. Nel canalone compreso tra la quota ed il Dentino erano sistemati il comando ed i servizi; nel canalone stesso avevano ottime postazioni bombarde e mortai. Per sentieri e gradini, ricavati nella roccia, si saliva comodamente e sicuramente agli osservatori della cresta. Si passava poi attraverso il monte con la galleria 5, entro cui si trovavano un posto di comando ed un serbatoio dell'acqua. Dalla galleria, per mezzo di due uscite, si sboccava in camminamenti poco profondi, che conducevano al Trincerone. Gli osservatori in caverna sulla quota 609 avevano anch'essi comunicazioni in caverna, sul rovescio. Nella parte orientale erano ricavati inoltre ricoveri, cucine, magazzini, e vi facevano capo le tubazioni d'acqua e le condutture elettriche. Una sistemazione, insomma, abile ed invulnerabile, si può dire, fino alla prima linea, che si poteva tenere perciò con perdite assolutamente minime. Fu in queste condizioni che le nostre truppe sostennero le prime quattro battaglie dell'Isonzo. {{:045sabotino:38_cartina_delle_operazioni_sul_sabotino.jpg|:045sabotino:38_cartina_delle_operazioni_sul_sabotino.jpg}} {{:045sabotino:37_il_dentino_e_la_battaglia.jpg|:045sabotino:37_il_dentino_e_la_battaglia.jpg}} Eppure, anche allora, non era lo slancio che mancava a quelle belle truppe. Fin dall'ottobre 1915 i nostri erano riusciti in una felice incursione (durante la 4ª battaglia dell'Isonzo) ad occupare il Dentino; ma non sorretti, ed isolati dal fuoco nemico, avevano dovuto rinunciare a tenerlo. Dal gennaio al luglio 1916, si comincia ad organizzare logicamente le posizioni. Si scavano trincee sicure, di prima, seconda, terza linea, che permettono un logico scaglionamento in profondità, si aprono numerose caverne che evitano le perdite durante l'attesa, si scavano camminamenti e si mascherano strade per permettere ed intensificare il movimento al coperto anche di giorno. Al Sabotino alto, nel febbraio, viene destinato, a sua richiesta, il capo di stato maggiore della 4ª divisione, l’allora tenente colonnello Badoglio, che organizza la posizione, studia, predispone ed esegue la conquista che deve aprire la via di Gorizia. La fisionomia della nostra sistemazione in breve si trasforma favorevolmente. Le truppe si sentono sicure e protette. Sono possibili rifornimenti rapidi e sicuri anche di giorno. Il rancio caldo vien portato fino ai posti più avanzati; materiali, indumenti vari affluiscono in misura sufficiente per togliere le truppe da quello stato di intorpidimento al quale erano prima ridotte. Le trincee in rialzo, i muri a secco, i sentieri, si trasformano in profondi scavi in roccia, con robusti blindamenti, profondi e defilati, caverne comode e capaci di interi reparti; vengono eseguiti impianti di comunicazioni, organizzazione di rifornimenti, depositi di materiali e munizioni. Il comandante del settore però, col pensiero fisso alla meta, non si accontenta della organizzazione, ma vuole anche il progresso nell'occupazione, sia per avvicinarsi all'obiettivo e raggiungere il punto donde sia possibile, con un balzo, spazzar via l'avversario, sia per dare ai dipendenti la convinzione che, malgrado le poderose difese nemiche, si può avanzare ugualmente. Nel marzo (5ª battaglia dell'Isonzo) col 74° reggimento fanteria (brigata Lombardia) occupa arditamente il margine esterno del Bosco Quadrato (130 m. oltre quota 513) e vi scava la «trincea del 74°»; nel maggio, col 139° (brigata Bari) porta l'occupazione a 30 metri dalla linea avversaria e l'afferma con una nuova trincea in scavo « trincea del 139°» che, come quella del 74°, allaccia con camminamenti al sistema principale. Si scavano le due caverne fra quota 513 ed il Bosco Quadrato, che permettono l'ammassamento dei reparti di assalto. Nel luglio, il Sabotino poteva essere considerato come esempio classico di fortificazione campale e di preparazione offensiva del terreno. Alla 4ª era succeduta la 45ª divisione, alla brigata Bari la brigata Toscana (i Lupi) che dopo aver saggiato il nemico con felici incursioni nelle sue trincee, ebbe la ventura di conquistarle definitivamente nella 6ª battaglia dell'Isonzo. Per l'azione del 6 agosto il comandante dell'alto Sabotino colonnello Badoglio (che chiese ed ottenne di potere, dopo la preparazione, dirigere anche la conquista) divise le sue truppe in due nuclei. Il primo doveva provvedere a bloccare caverne e camminamenti, paralizzarne la difesa ed annientarla. Il secondo, subito a rincalzo, doveva raggiungere la vetta, sorpassarla e scendere per San Valentino e San Mauro all'Isonzo. La conquista, infatti, fu così rapida e travolgente, da meritare la consacrazione dannunziana: //** fu come l'ala che non lascia impronte, il primo grido avea già preso il monte;**// versi, che poi rimasero quale motto della 45ª divisione..." **Tratto da:** **//"Sui campi di battaglia, IL MEDIO E IL BASSO ISONZO"// Consociazione Turistica Italiana (TCI) 1939. ** {{:045sabotino:36_1942_il_santuario_di_monte_santo_dal_sabotino.jpg|:045sabotino:36_1942_il_santuario_di_monte_santo_dal_sabotino.jpg}} {{:045sabotino:33_au_monte_sabotino_gruppo_di_soldati_in_gita_dopo_caporetto.jpg|:045sabotino:33_au_monte_sabotino_gruppo_di_soldati_in_gita_dopo_caporetto.jpg}} **Allievi di una scuola dell'artiglieria austro-ungarica posano, sul Sabotino, per una foto ricordo dopo lo sfondamento di Plezzo e Tolmino avvenuto nell'ottobre 1917. In primo piano, tra le mani dell'avversario, un elmetto italiano, testimone delle battaglie del 1915-16 e della difesa attuata dal regio esercito in questi luoghi, durante la ritirata sopra menzionata.** **§ § §** **22 MARZO 2009, "Isonzo" di nuovo sul monte Sabotino.** {{:045sabotino:27.jpg|:045sabotino:27.jpg}} **Nel viaggio di avvicinamento al monte, in territorio sloveno, si possono notare manufatti costruiti durante quel tragico periodo** **§ §** {{:045sabotino:32.jpg|:045sabotino:32.jpg}} {{:045sabotino:29.jpg|:045sabotino:29.jpg}} {{:045sabotino:28.jpg|:045sabotino:28.jpg}} **Piccoli residuati del grande conflitto attorno ad una delle piramidi costruite in ricordo delle tre colonne italiane che conquistarono il monte. Il manufatto è stato, qualche anno addietro, lesionato da un fulmine** **§ §** {{:045sabotino:31.jpg|:045sabotino:31.jpg}} **L'Isonzo avvolge quasi da ogni lato il monte Sabotino e prosegue lambendo Gorizia. Oltre l'Isonzo, nell'ultima immagine, il monte San Gabriele** **§ § ** {{:045sabotino:30.jpg|:045sabotino:30.jpg}} {{:045sabotino:26.jpg|:045sabotino:26.jpg}} ** Concludiamo con l'immagine di ciò che resta della chiesa di San Valentino e il meraviglioso panorama primaverile del Santuario di Montesanto .** **§ §** ** Argomenti correlati al presente articolo:** **[[IL SABOTINO RISCOPERTO]]** \\ **[[IL SABOTINO RISCOPERTO (SECONDA PUNTATA)]]** \\