Sottotenente della brigata Abruzzi ( 57° e 58° reggimento fanteria) in uniforme di combattimento con elmetto .
L’uniforme “di combattimento” per ufficiali venne introdotta nel luglio del 1915, dopo che le prime esperienze belliche avevano evidenziato come gli ufficiali avessero subito un maggior numero di perdite rispetto alla truppa. Infatti, vestendo l’uniforme mod. 909 di taglio elegante e colore tendente maggiormente al grigio, con accessori quali il cinturone a placca con impressa l’aquila di casa Savoia, i gambali ed i gradi riportati sotto forma di stellette alle controspalline, erano immediatamente individuati dai tiratori scelti a.u. per i quali costituivano dei facili bersagli.
Da queste considerazioni il Comando Supremo diramò una serie di provvedimenti allo scopo di rendere gli ufficiali “poco riconoscibili al nemico”, che si concretizzò nell’adozione da parte di tutti gli ufficiali, in combattimento, dell’uniforme in panno grigio verde della rispettiva truppa (giubba, pantaloni e berretto), corredata da relative buffetterie e calzature.
I gradi, presenti sulle controspalline sotto forma di stellette metalliche, vennero spostati sui paramani della giubba secondo il medesimo schema: una, due o tre stellette per gli ufficiali inferiori ( rispettivamente sotto tenente, tenente, capitano ), una, due o tre contornate di tessuto d’argento o dorato, a seconda dell’arma di appartenenza, per gli ufficiali superiori (rispettivamente maggiore, tenente colonnello, colonnello). In tal modo gli ufficiali erano perfettamente identici nel vestiario ed equipaggiamento alla rispettiva truppa, avendo come unico segno di riconoscimento le stellette identificative del grado, ben difficilmente individuabili dalle opposte trincee.
In seguito, per motivi di praticità, venne concessa la facoltà di applicare esternamente quattro tasche “purchè poco appariscenti”. Al bavero della giubba, da cui sporge il colletto in tele bianca inamidata, sono applicate le mostrine con i colori della brigata di appartenenza realizzate in gallone di seta a trama verticale e caricate delle stellette metalliche, dal 1871 simbolo delle forze armate, nella versione zigrinata per ufficiali.
L’armamento è costituito dalla pistola automatica Beretta brevetto 1915 in calibro 9 mm Glisenti, fissata ad un correggiolo in pelle grigio verde passato intorno al collo per evitare la perdita dell’arma nelle concitate fasi dell’assalto. L’arma è riposta nella fondina, anch’essa in pelle grigio verde, appesa al bel cinturone mod.1914 con placca metallica caricata dell’aquila di casa Savoia che, nonostante l’abolizione da parte del Comando Supremo a causa dell’eccessiva appariscenza, molti ufficiali continuavano a portare in combattimento. (in realtà nella fotoricostruzione la pistola non è presente. Ndr)
Completa la figura l’elmetto metallico mod.1915 Adrian, i cui primi esemplari giunsero nell’ottobre del 1915 ancora provvisti del fregio francese, costituito da una granata fiammeggiante caricata delle cifre R.F. ( Republique Francais). Il modello illustrato appartiene alle forniture successive e destinate espressamente all’Italia in quanto privo del fregio e degli stessi fori per applicarlo, diversamente da altri paesi alleati che ricevettero gli elmi dalla Francia, ciascuno con fregi peculiari. Fu solo nel luglio del 1916 che “per una miglior identificazione dei reparti” il Comando Supremo stabilì che sulla parte anteriore dell’elmetto fosse dipinto a vernice nera il medesimo fregio presente sul berretto. L’elmo, realizzato per stampaggio da un foglio di acciaio speciale, è composto da quatto parti unite tra loro: la calotta realizzata in 3 taglie ( A,B,C) e provvista di uno sfiatatoio di aerazione sulla sommità, la cresta coprisfiatatoio, la visiera ed il paranuca. L’insieme così ottenuto è tinto di grigio azzurro per armonizzarsi al corredo uniformologico francese: fu soltanto nel corso del 1917 che la tinta dell’elmo divenne grigio verde come le uniformi del Regio Esercito L’imbottitura è costituita da un turbante di stoffa di colore grigio azzurro, blu oppure rosso a cui viene cucita una cuffia di pelle nera o marrone con intagliate 7 linguelle, ciascuna delle quali è provvista di un forellino sulla parte terminale per farvi passare una cordicella che funge da regolo. Il fissaggio all’elmo avviene mediante quattro coppie di graffe metalliche fissate all’interno della calotta: tra questa e la cuffia sono frapposte 4 lamelle ondulate di alluminio (2 lateralmente, una in corrispondenza della fronte, l’altra sulla nuca), che favoriscono il passaggio dell’aria ed anche il molleggio come sui caschi coloniali. L’elmo, infine, è assicurato al capo mediante un sottogola in pelle marrone, munito di fibbia a scorrimento per la regolazione, che viene fissato a due anelli rettangolari in ferro posti in corrispondenza della giunzione tra la visiera ed il paranuca, oppure saldati nella parte interna della calotta. La sua adozione ufficiale avvenne nell’aprile del 1916 con la denominazione di “elmetto metallico leggiero”, divenendo da quel momento l’unico copricapo normale in zona di guerra.
L’uniforme qui rappresentata è stata esposta alla presentazione del libro ”La battaglia di Gorizia”, pubblicato nella ricorrenza del 90° anniversario della sesta battaglia dell’Isonzo. In quell’occasione la nostra Associazione ha curato l’allestimento di due mezzi busti, vestiti con uniformi ed equipaggiamenti assolutamente originali ed in ottimo stato di conservazione, appartenuti a combattenti dei due eserciti che si fronteggiarono: da una parte la 58^ divisione austro-ungarica del generale Zeidler, a difesa della “testa di ponte di Gorizia”, dall’altra il VI corpo d’armata italiano del generale Capello, composto da ben quattro divisioni, ovvero la 45^, la 12^, l’11^ ed infine la 24^. Di quest’ultima faceva parte la Brigata Abruzzi, che combattè duramente sulle alture di Oslavia: a ricordo di quei combattimenti e del pesante tributo di sangue rimane oggi un cippo a forma di colonna, recante delle iscrizioni che per comodità sono state riprodotte a parte, poiché la vernice nera che riempiva i solchi delle lettere, si è ormai persa col tempo.
Andrea Spanghero
Fonti Ministero della Guerra: Istruzione per la divisa degli ufficiali del Regio Esercito dd. 1903 Circolari 15543 del 12/8/1915 e 24727 del 8/12/1915. Comando Supremo: circolari 1570 del15/7/1915 , 1782 del 20/7/1915, 3338 del 10/9/1915, 12720 del 15/7/1916. Giornale Militare Ufficiale: circolari 53 del 1/2/1909, 72 del 13/2/1909 , 371 del 16/6/1916 ,766 del 15/12/1916. Comando 65^ Divisione: n°prot. 20 ris. del 20/7/1917.
EX IMPETU GLORIA
FANTI
DEL CINQUANTOTTO
CHE SANTA GORIZIA
RISCATTASTE
PADOVA CULLA DEL REGGIMENTO
E
COMMILITONI VOSTRI
UNITI NEL SACRO RICORDO
L’VIII AGOSTO MCMLVI
ANNIVERSARIO
DI SANGUE E DI GLORIA
VI DEDICANO
Epigrafe della colonna romana, eretta sul bivio di quota 172 della strada Oslavia-San Floriano a ricordo del valoroso 58° reggimento della Brigata Abruzzi.